domenica 18 aprile 2010

Filosofando pure sui perché - Nottetempo

E' dalle undici che sono a letto. Non avendo per niente sonno mi sono fatto un excursus internettevole tra ricordi e agnizioni tra De Andrè e Guccini. Per esempio ho scoperto che Guccini e Bertoncelli ora sono amici. Sono cose che vanno sapute, gente! Ho anche rivisto in foto l'entrata di casa al numero 43 di via Paolo Fabbri. La prima (e finora unica) volta che l'ho vista dal vero ero con Du e D. che stavano ancora insieme. A long time ago.
Pervaso da cotanta filopoesia in musica, rifletto. O, più modestamente, vago col pensiero.
Stasera, a cena con amici, dopo che mi è stato fatto notare a più riprese che ero l'unico non "sistemato" della tavolata (mentre loro sistemano case e progettano figli), in un soprassalto di conformismo ho telefonato a una mia ex e le ho chiesto se le andava di sposarmi. Ha risposto di sì. Quindi il mio interesse è decaduto. Cosa sarà quest'idiosincrasia verso il definitivo, il ceralaccato, il socialmente adeguato?! Sarò infantile, ma credo che mi sentirei bene in un grande casolare in mezzo alla campagna nostrana ("nostrana" per gli innumerevoli lettori toscani. Per tutti gli altri: la più bella campagna del mondo), pieno di amici ( accuratamente selezionati) con cui condividere quello che ognuno avrebbe voglia di condividere. Quello che uno voglia non avrebbe se lo andrebbe a non condividere per conto proprio. O con altri. Niente di definitivo quindi, ma di definito sì. Un posto dove si sta se va e per quanto va. Un orto da tentar di tirare su. Magari una mucca. Forse. Belle tavolate all'aperto, dove il frinire dei pochi grilli rimasti e il lume delle altrettanto poche lucciole fanno da contorno a chiacchiere e canzoni. Sempre filosofando pure sui perché. E magari trovando il senso a questa cosa che chiami vita. (Forse ho ascoltato troppo Guccini stasera...) E mi vedrei anche con una donna, che già per il fatto di condividere tutto questo avrebbe la mia gratitudine e il mio rispetto imperituri (soprattutto condividere i miei amici sarebbe degno di stima), ma senza lo stabilire a priori "finché morte non vi separi". Ma che ne so io? E cosa, poveraccia, può saperne lei? Stiamo insieme finché ci va, facciamo che sia la somma dei giorni a fare "l'incredibile mucchio" e poi, al limite, verso la fine, guardandoci indietro, potremo dire "Toh, c'eravamo sposati".
Lo so, non è un'idea originale, si chiamava "Comune" e andava di moda negli anni '70. Ma, 1) non ho mai detto "Sentite che idea originale mi è venuta" e 2) non è detto che una cosa, per il solo fatto di essere stata abbandonata debba essere per forza un fallimento. Qualche correzione, un po' meno dogmi, qualche anno in più (rispetto ai ventenni di allora) e potrebbe pure funzionare. E se poi non va, si riprende i coccini e si va a tentare in qualche altra direzione, purché ostinata e contraria, s'intende. In fondo, il bello del viaggio, non era viaggiare? (E la par condicio è sistemata).

1 commento:

  1. [...]
    Davanti a lui c'era il mondo/coi suoi giganti assurdi e abietti/sotto di lui Ronzinante/triste ed eroico.
    [...]

    e ancora puntini.

    ...

    però non la sopporto la gente che non sogna

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